Prof. NICOLA PENDE
Professore universitario a Bari, Genova e Roma, nel 1925 fu il primo rettore dell’Università di Bari (all’epoca denominata Università Adriatica Benito Mussolini).
Approfondendo gli studi del suo maestro Achille De Giovanni, sostenne l’importanza delle ghiandole a secrezione interna nella determinazione delle costituzioni umane ponendo le basi della moderna endocrinologia.
Aderì al fascismo e risulta essere fra i firmatari del Manifesto degli scienziati razzisti nel quale si sosteneva tra l’altro che “… un controllo “ortogenetico” degli italiani avrebbe prodotto individui sani, socialmente utili e tali da migliorare la razza…“, per quanto sia da sottolineare che non esista nessun documento “firmato”.
Anche se Pende, dopo il 1945 sostenne di aver smentito la condivisione delle tesi razziste del Manifesto due mesi e mezzo dopo la sua pubblicazione in un articolo del 5 ottobre 1938 sulla rivista “Vita Universitaria”, in tale rivista non vi è traccia della smentita.
Poiché non esiste alcun documento firmato autenticamente, vi è chi nutre dubbi sulla sua posizione riguardo alle leggi razziali, anche perché le sue posizioni scientifiche contemplavano un’espressione sensibilmente diversa di razzismo, rispetto a quella suggerita dal manifesto. Recentemente Rai Storia ha documentato una forte polemica fra Pende e La difesa della razza, la rivista ufficiale del Fascismo, con la quale Pende mai collaborò.
L’associazione e rivista Ebraica “ISRAEL” alla fine del conflitto, condannò in modo moralmente definitivo l’opera antisemita e razziale di Pende rispondendo al suo tentativo di difesa.
Nel Dopoguerra inizialmente venne esonerato dall’insegnamento, ma la presa di posizione in suo favore di alcune autorità ebraiche d’Italia, una sottoscrizione di ebrei romani che si dichiararono da lui aiutati durante la guerra e – infine – una pronuncia (8 luglio 1948) della Corte di Cassazione, fecero sì che potesse mantenere la cattedra dell’Istituto di Patologia Medica dell’Università di Roma fino al raggiungimento dei limiti di età nel 1955 Anche il figlio Vito Pende è endocrinologo.
CONSOLE VITO POSITANO
targa commemorativa in Via Positano a Sofia, in Bulgaria
Nacque da Francesco di Giuseppe e Maria Erminia Franchini, come risulta dall’atto n.164 del registro delle nascite dell’anno 1833 del comune di Noja; così allora si chiamava l’attuale Noicattaro, nella Provincia di Bari del Regno delle due Sicilie, quando ancora mancavano 27 anni all’Unità d’Italia.
Cresciuto in una famiglia della locale borghesia mercantile, spirito avventuroso e vivace , figlio e nipote di liberali iscritti durante il Risorgimento alla Carboneria, nelle liste delle locale vendita carbonara denominata “La Costanza”. Mentre gli altri fratelli si occupano col padre e dopo di lui dell’attività imprenditoriale, Vito Positano dopo gli studi si arruola col grado di Capitano nel corpo dei Genieri-Pompieri della Provincia.
Nell’agosto 1860 si arruola volontario e presta servizio militare in Basilicata sino al marzo 1861, con i gradi prima di tenente poi di capitano. Secondo alcune fonti partecipa quale graduato dell’esercito borbonico alle operazioni militari contro il Brigantaggio. C’è però molto che ci sfugge in tutto questo; in quei mesi era in corso la spedizione dei Mille, Garibaldi e i suoi volontari attraversarono lo stretto di Messina il 19 agosto, il 5 settembre Garibaldi era ad Auletta, a pochi Km dalla Basilicata, dove ricevette una delegazione di patrioti lucani, erano i fautori dell’insurrezione della Basilicata che il 18 agosto si era già autoproclamata libera.
Nell’agosto 1860, per ragioni di ordine geografico e tattico in Basilicata conversero le forze antiborboniche delle locali elites borghesi (Giacinto Albini, Giacomo Racioppi, Pietro Lacava, Davide Mennuni), delle avanguardie spedite da Garibaldi per preparare il terreno (Nicola Mignogna) e degli emissari inviati da Cavour (colonnello Camillo Boldoni) per bilanciare i meriti politici dell’impresa garibaldina. L’unione di queste forze determinò l’insurrezione lucana con la presa di Potenza e la proclamazione del governo provvisorio. Analoghe insurrezioni si verificarono in altre città della Puglia, Ostuni, Altamura (dove il 30 agosto fu proclamato il governo provvisorio della Provincia di Bari) e poi anche Bari, dove il 9 settembre fu proclamato il “Governo provvisorio del Barese sedente in Bari” .
Sappiamo che in queste circostanze determinante era stato l’intervento prima delle colonne armate del colonnello cavuriano Boldoni e poi di Liborio Romano, sappiamo che le truppe di Boldoni entrarono con Garibaldi trionfalmente a Napoli il 7 settembre e combatterono sul Volturno il 2 ottobre. Poi, dopo l’arrivo dell’esercito piemontese, Garibaldi se ne tornò a Caprera e il 26 novembre il suo Esercito Meridionale fu sciolto. Chi volle continuò a combattere con i piemontesi, moltissimi soldati e graduati dell’esercito napoletano passarono nelle file dell’esercito liberatore. Il 14 febbraio 1861 si concluse l’assedio di Gaeta e i sovrani napoletani partirono per l’esilio, il 20 marzo si arrese Civitella del Tronto, ultimo baluardo dell’ex Regno di Napoli. Il 17 marzo a Torino c’era già stata la proclamazione del nuovo Regno d’Italia.
Non sappiamo se, come sostenuto da alcune fonti bulgare, Vito Positano ha combattuto con Garibaldi. Sappiamo però che era un ufficiale delle forze armate che in quei mesi si affrontarono nel mezzogiorno continentale italiano, sappiamo che subito dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia si congedò considerando concluso il suo compito e che pochi anni dopo assunse posizioni di rilievo dell’Amministrazione del nuovo Regno italiano
Dopo l’Unità d’Italia accede alla carriera diplomatica, viene inviato a Trieste, Corfù, Malta, Algeri, Istanbul e poi Sofia, nella Bulgaria all’epoca sottomessa all’Impero Ottomano, dove prestò servizio dal 5 luglio 1876 al 21 agosto 1878.
Nel dicembre 1877, durante la guerra Russo-Turca, mentre l’esercito russo sta per raggiungere Sofia, i turchi vedendosi costretti alla ritirata minacciano incendi ed eccidi e, per avere campo libero, invitano i diplomatici presenti ad abbandonare la città.
Vito Positano, decano del corpo consolare, non solo rifiuta di abbandonare Sofia, ma si prodiga per salvarla. Sostenuto dal console francese e da quello austro-ungarico convoca tutti i rappresentanti diplomatici e, unitamente alle personalità più rappresentative della città, si oppone con una energica nota diplomatica alla mostruosità dei crimini temuti. Minaccia il pascià turco di ritorsioni internazionali, mettendo durante uno storico incontro con lui, a repentaglio non solo la sua carriera diplomatica ma la sua stessa incolumità fisica, assieme a quella dei suoi familiari.
Poi, con l’esperienza giovanile vissuta nel corpo dei genieri-pompieri, si impegna a dirigere gli interventi necessari a circoscrivere i roghi che si levano minacciosi nella citta, in preda al panico e allo sbando piu rovinoso. Guida e sostiene i volontari bulgari che vigilano sulla citta evitando roghi e i saccheggi delle truppe sbandate dell’esercito turco in ritirata. Contribuisce attivamente a salvare Sofia, ad agevolare il primo passo verso la sua indipendenza.
Sofia fu salva e dopo l’arrivo dell’esercito russo i cittadini si recarono in massa sotto il balcone del console Positano, esultando per dimostragli la loro gratitudine.
Nel 1879 Vito Positano è destinato console a Damasco. Di qui inviato nel 1882 a Yokohama, in Giappone, dove muore il 26 novembre 1886.
Onorificenze
Per il suo contributo alla causa della Bulgaria libera ed indipendente Positano ebbe la decorazione di ufficiale dell’Ordine di Sant’Anna di Russia, consegnatagli dal principe Dondukov a nome dello Zar. Ricevette inoltre encomi dal re d’Italia e dallo stesso sultano ottomano che gli conferì l’Ordine del Mecid.
Il primo consiglio Municipale della città libera di Sofia nel 1879 gli conferì, lui presente, la cittadinanza onoraria con la seguente motivazione: “Se non fosse stato per il suo diretto intervento, ora di Sofia non resterebbe alcun segno, migliaia di cittadini sarebbero periti in quel rigido inverno”.
A Sofia gli fu dedicata la piazza dove aveva abitato, che oggi, nonostante sia diventata una strada, porta ancora il suo nome.
Il suo paese natale, Noicattaro, gli ha dedicato la via del vecchio municipio.
Il 1º gennaio 2007 la Bulgaria è entrata a far parte dell’Unione Europea e, per l’occasione, il Ministero degli Affari Esteri bulgaro ha organizzato a Sofia un’esposizione di alcune opere artistiche prestate dalle ambasciate delle nazioni europee.
L’ambasciata d’Italia ha partecipato con il ritratto visualizzato in alto in questa pagina, del quale in Italia si erano perse le tracce; il catalogo delle opere esposte è stato pubblicato sul Web, il testo e l’immagine sono finiti nel motore di ricerca di Google, e così, dopo 130 anni, il personalissimo sguardo sghembo di Vito Positano è tornato a noi sbucando fuori dal passato.
La famiglia conserva le decorazioni, alcuni oggetti e foto originali del console presso l’archivio di palazzo Positano, comprese le foto della sua tomba in Giappone all’epoca della sepoltura.
La memoria del coraggioso intervento di Vito Positano è tuttora viva nel popolo bulgaro. Il Presidente della Repubblica di Bulgaria, durante la visita di Stato in Italia del Febbraio 2009, lo ha ricordato nel brindisi ufficiale della cena offerta in suo onore al Quirinale.
M° RITO SELVAGGI
Rito Selvaggi (Noicattaro, 22 maggio1898– Zoagli, 19 maggio 1972) è stato un compositore, direttore d’orchestra e musicista italiano.
Ha composto numerosissime opere ed ha diretto tre dei più prestigiosi conservatori italiani: Palermo, Parma e Pesaro.
Il maestro Rito Selvaggi deve il proprio nome alla devozione della madre a Santa Rita da Cascia.
Fin dalla più tenera età Rito Selvaggi dimostrò inclinazione e passione per la musica, passione e talento che lo accompagnarono per tutta la vita.
Nel 1910 entrò da allievo al Conservatorio Rossini di Pesaro del quale divenne poi direttore nel 1959. Già a 14 anni cominciò ad esibirsi in concerti pianistici sia in Italia sia all’estero e fu lodato da Debussy e Paderewski.
Durante la prima guerra mondiale, sebbene ferito da una pallottola austriaca, suonò ed organizzò per le truppe memorabili concerti.
Fu allievo di Ferruccio Busoni. Dopo l’armistizio fu protagonista della vita musicale del Trentino-Alto Adige, del Tirolo e a Vienna fino ad intraprendere una carriera artistica che lo portò , come direttore d’orchestra, in tutta Europa, in Russia, in India, in Giappone, negli Stati Uniti d’America e in Australia nel 1927. Nel 1929 viene eseguita al S. Carlo di Napoli la sua opera Maggiolata Veneziana. Dal 1929 al 1943 fu direttore artistico della allora EIAR. Nel 1934 assunse la Cattedra di Composizione al Conservatorio di Parma. Nel 1938 divenne Direttore del Conservatorio di Palermo dove gli fu anche assegnata la Presidenza che tenne fino al 1941. Nel 1956 tornò, come direttore, al Conservatorio Arrigo Boito di Parma, direzione che resse fino al 1959. Dal 1959 al 1963 fu Direttore del Conservatorio Rossini di Pesaro.
Tra le sue opere più note si ricordano “La Sposa di Fontebranda – S.ta Caterina da Siena “ oratorio scenico in un prologo e tre tempi con testi dell’autore desunti dalle Sacre Scritture e dalle lettere di Caterina e Jacopone da Todi; “Laus Perennis” , concerto italiano per strumenti a corda in onore di S.Tommaso d’Aquino, più volte trasmessi dalla Rai, “Trittico Sinfonico-La natività di Gesù”, “Stabat Mater” Messa Antoniana, Estasi di S. Francesco, Mottetti (fra i quali Tu es Petrus, dedicato a Papa Pio XII), Romanze, La Sonata Drammatica per viola e pianoforte, Sonate per violino e violoncello concertante, Quartetto per archi, Giaculatorie, Stornelli Sacri, La Sonata per pianoforte “Omaggio a Chopin” ecc.
Gli ultimi anni di Rito Selvaggi furono trascorsi nella sua villa di Zoagli, circondato dall’affetto della moglie, Contessa Vittoria Cervelli, e della cognata Bianca, in austera solitudine, dedito alle sue composizioni e ai suoi studi.
Morì nel maggio del 1972 all’età di 74 anni, mentre attendeva alla sua opera di grande impegno “Per Crucem ad Lucem”, dramma mistico in un prologo e tre tempi.
Opere
Canzone di Fontebranda.
Selvaggi ha composto quattro opere liriche, cinque oratori, musica sinfonica, concerti per violino e per violoncello e orchestra, musica da camera, musica sacra, trascrizioni da Clementi, Galuppi, Martini, Gabrielli, B. Marcello, Scarlatti, Bach, ecc. ed elaborazioni da Bach, Scarlatti, Rameau, Couperin, Clementi, Frescobaldi ecc.
Opere Didattiche
- PRINCIPI DI ORCHESTRAZIONE, trattato per lo studio degli strumenti e loro applicazione. (Presentato nel 1934 per il concorso alla Cattedra di composizione a Parma)
- PROGRAMMA DI INSEGNAMENTO E DI ESAME DELLA SCUOLA DI COMPOSIZIONE, approvato ed applicato nel Conservatorio di Parma (Stab. Tip.L: Orsatti- Parma 1935 pagg. 16)
- PICCOLO TRATTATO D’ARMONIA ad uso dei seminari e degli istituti religiosi. (La prima applicazione di questo trattato è stata fatta dallo stesso Selvaggi nel corso svolto durante il ‘44 quale professore di armonia nell’Istituto Liturgico si Santa Sabina in Roma).
- GUIDA PER L’INTERPRETAZIONE ED ESECUZIONE DELLE SINFONIA DI BEETHOVEN
- SAGGIO SULLA SINFONIA IN RE MIN DI C. FRANK
- SAGGIO SUL TILL EULENSPIEGEL DI R. STRAUSS
- SAGGIO SULLA SINFONIA N. 1 DI MAHLER.
DUCA GIOVANNI CARAFA III
Giovanni Carafa di Noja (Noja, 4 giugno 1715 – Napoli, 9 luglio 1768), VII duca della cittadina. Visse alla corte del Re di Napoli, distinguendosi per la vasta cultura unita alla passione antiquaria e numismatica. Spese ingenti somme per il suo personale museo; dopo la morte le sue collezioni passarono al museo borbonico ed ora si possono ammirare nel Museo archeologico nazionale di Napoli. Ci ha lasciato la Mappa topografica di Napoli e dei suoi contorni, conosciuta anche come Mappa del Duca di Noja, progetto ambizioso mai tentato prima di allora che fu completato dopo la sua morte. La mappa è considerata un capolavoro della cartografia del Settecento, non solo napoletano
Mappa di NAPOLI del DUCA DI NOJA
FRANCESCO VITALE
- Fra Francesco Vitale da Noja (Noja 1440-Valencia 1492), dell’Ordine dei Minori. Vescovo di Cefalù, maestro di sacra teologia, arcidiacono della Cattedrale di Siracusa. Maestro e consigliere del re Ferdinando II di Aragona.





