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Storia Nojana

NOICÀTTARO: Ripensare il futuro imparando dal passato.

Negli ultimi anni Noicàttaro sta vivendo un declino che non può e non deve passare inosservato, i luoghi simbolo del paese come villa V. Emanuele III, piazza Umberto I, il parco comunale (fino ai primi anni del 2000 vanto nei confronti dei paesi limitrofi), il centro storico…… sono abbandonati al loro destino, trascurati e non frequentati.

Sicuramente questa situazione non è dovuta alla sola amministrazione attuale, ma permettetemi di sottolineare che avendo quest’ultima usato i suddetti temi come cavallo di battaglia delle ultime due campagne elettorali amministrative e vantandosi a ‘pie mani’ di avere le giuste soluzioni, oggi deve dare conto e certificare il fallimento della propria azione amministrativa.

Andiamo per ordine:

  1. La Villa Comunale: riaperta alla fine degli anni 80 del secolo scorso dopo un biennio di lavori di ristrutturazione, ha perso la centralità della vita sociale del paese in concomitanza della distruzione (incendio) del chiosco bar con annessi servizi igienici e di scelte scellerate della politica locale che a partire dalla fine degli anni 90 stravolge tutto, iniziando dalla viabilità e finendo con il recintare tutto il perimetro della villa per poi successivamente rimuoverlo, in sostanza, amministrazioni diverse ma legate dalla stessa area politica si sono smentite negli anni. Oggi la villa comunale oltre all’abbandono da parte dei cittadini, dei giovani che ne facevano il loro luogo di ritrovo, vive anche l’abbandono commerciale, nell’area si contavano attività variegate (abbigliamento, profumeria, gioielleria, paninoteca, panificio, calzaturificio, elettrodomestici), in totale oltre 20 attività commerciali che si affacciavano intorno al perimetro, oggi purtroppo solo qualche eroe che resiste, a mente dovrebbero essere 3. E allora? chi si professava capace di risolvere il problema cosa ha fatto? a vedere i risultati direi nulla, anzi, meno che nulla. Il lettore a questo punto potrebbe chiedere: e tu cosa faresti?……… Io semplicemente imparerei dal passato, ripristinerei il chiosco con i servizi igienici, un luogo non può essere frequentato se non offre nemmeno la possibilità di trovare una bottiglietta di acqua o un bagno.

continua……..

Quando l’elettore diventa tifoso….. perde la politica e ci rimettono i cittadini!

Accade sempre più speso che gli elettori di un partito o movimento difendano a spada tratta i loro eletti, che siano politici o amministratori, diventando di fatto dei loro tifosi.

Dovrebbe essere inutile stare qui a specificare la differenza tra il tifoso è l’elettore ma a quanto pare credo sia necessario ribadire che il tifoso le scelte le deve subire perché le società sportive sono proprietà privata e chi le guida deve rispondere solo al proprietario, l’eletto invece, che sia politico, amministratore o volontario, deve rispondere a chi lo elegge.

Se questo è, diventa facile capire la pericolosità del processo che porta l’elettore a diventare tifoso, perché se la vittoria di una squadra porta a delle soddisfazioni effimere e a dei sani sfottò verso i tifosi avversari senza incidere sul benessere di nessuno, l’operato degli eletti modifica nel bene e nel male la vita reale di ciascuno di noi.

All’elettore militante sta venendo meno la coscienza critica di porsi quelle domande necessarie per verificare la bontà dell’operato dei propri “eletti” e spesso lo trovi a postare fatti ed eventi di altre realtà che manifestano problemi ben più gravi di quelli presenti nelle loro realtà.

Ci sarebbe da chiedere a chi giova e se è più corretto fare paragoni con chi amministra peggio o mirare ad eguagliare le amministrazioni che conseguono risultati migliori e più soddisfacenti delle necessità comuni.

Il guaio di questi ultimi anni in politica come nella vita di tutti i giorni è proprio il paragone che si fa verso il basso, è diventato molto più comodo avere come esempio chi sta peggio di noi, ci fa sentire migliori, ci da un senso di realizzazione che purtroppo ha avuto una controindicazione devastante….. ci ha portato sul fondo e da qualche anno lo stiamo anche raschiando, non per ricavare materiale utile alla risalita ma per scendere ancora più giù.

Fatte queste piccole premesse, volgiamo lo sguardo alla nostra comunità e a tutti quelli che oggi si comportano da tifosi ai quali chiedo:

  1. Ci è di aiuto fare paragoni con chi sta peggio di noi?
  2. Vi sta bene lo stato in cui versa il paese, dal cimitero alla viabilità passando per le strutture sportive e alla mancanza di supporto nei confronti delle attività commerciali al dettaglio?
  3. Non credete che sarebbe più funzionale anche come stimolo a fare meglio per l’amministrazione attuale avere come termine di paragone quelle realtà dove le cose funzionano meglio?

Non venitemi a dire che quelli di prima erano peggio perché proprio per questo cambiano le amministrazioni, se quelli di prima fossero stati bravi probabilmente ci starebbero ancora, quelli attuali hanno vinto non perché avevano dimostrato qualcosa in passato, semplicemente perché si sono presentati come migliori, lo dimostrassero!.

Chiariamoci, amministrare non è mai semplice, quello che vorrei è non vedere l’elettore trasformarsi in tifoso ma assurgere al proprio ruolo, ovvero, quello di cittadino che delega altri a rappresentarlo e rimanere libero di poter analizzare con serenità e onestà l’operato di chi ha delegato, senza paura di ammettere l’errore in caso di giudizio negativo o magari rinnovando la fiducia in caso di giudizio positivo.

In altre parole vorrei che l’elettore resti tale e non diventi tifoso.

Mimmo Pignataro

Il Duello

capitolo IX

La sorpresa (cattiva)

Quando ormai sembrava tutto pronto e il duello prossimo a tenersi, il Nobile Napoletano che aveva a più riprese detto di godere di conoscenze e benevolenze da parte di molti signori regnanti, chiese in anticipo una grossa cifra di denaro con il fine di  preparare il luogo del duello.

Fu così che gli attendenti dei “nostri” futuri duellanti, versarono rispettivamente la metà del denaro richiesto al Nobile, il quale ricevuta la somma si congedò partendo verso il presunto luogo del duello, lasciando a garanzia i suoi bagagli.

Passavano i giorni, scorrevano le settimane ma dal Nobile non giungevano notizie sia sul luogo del duello e men che meno sulla data, Don Francesco Carafa e Don Giulio Acquaviva erano impazienti e diventavano sempre più difficili da controllare, iniziarono a dubitare della fedeltà dei loro attendenti, colpevoli questi ultimi di non essere in grado di organizzare il duello.

Fu per queste ragioni che nacque una tregua tra gli attendenti, i quali vollero creare un fronte comune con lo scopo di trovare e  raggiungere il Nobile  e finalmente far svolgere il duello.

Ormai era Autunno inoltrato, le giornate cominciavano ad accorciarsi, così decisero di partire  all’alba del 21 ottobre del 1671 alla volta di Pescara, città nella quale fu visto per l’ultima volta, il viaggio non fu per niente piacevole, sia per le condizioni climatiche che per l’agguato di cui furono vittima in località “Monterotondo” subito fuori l’abitato di Andria in direzione nord.

Furono assaliti da 10 uomini che sembrasse li stessero aspettando, sapevano del loro passaggio e che stavano cercando quello che ritenevano un Nobile, grande fu la sorpresa dei due attendenti quando riconobbero a capo di quei banditi proprio chi stavano cercando e che credevano fosse a Pescara.

Non credevano ai propri occhi, erano vittime di chi avevano pagato, di colui che ritenevano un Nobile ma che in realtà era un impostore ladruncolo, fu lui stesso a svelare l’arcano, si presentò con il suo vero nome….Peppino Settevalli (*), conosciuto molto bene negli ambienti criminali ed ancor più nelle patrie galere di molti stati.

Il Settevalli, una volta svelata la sua vera identità, non esitò a derubare i due attendenti dei loro denari e  dei cavalli, minacciandoli di non dargli la caccia perché alla prossima occasione non gli avrebbe risparmiato la vita.

Increduli  i due si misero in marcia verso la via del ritorno con addosso l’onta del disonore ed il peso di dover dire ai loro signori di essere stati vittime del raggiro e del furto, ma si sa che le ciambelle non riescono tutte con il buco e per sfortuna del bandito Settevalli, la regola valeva anche ai tempi, infatti, sulla via del ritorno affamati e stanchi i due attendenti incrociarono due uomini a cavallo ed il caso volle che uno dei due era Don Riccardo Carafa di Andria, cugino di Don Francesco di Noja e signore di Andria, Ruvo e Corato il quale dopo averli soccorsi e aver ascoltato i fatti, chiamò le su guardie e si mise sulle tracce dei banditi che sorprese nei pressi di Castel del monte.

La banda del Settevalli aveva li il suo quartiere generale, la fitta vegetazione e le insenature naturali del territorio consentivano di diventare quasi invisibili oltre a garantire una ottima misura di difesa. 

Fu uno scontro cruento nel quale ebbero la meglio gli uomini del Duca di Andria, il Settevalli fu catturato è divenuto prigioniero costretto a restituire il maltolto prima di essere, tradotto a Napoli e rinchiuso nelle “segrete” di Castel Capuano in attesa del processo che lo condannò alla pena capitale che fu eseguita in pubblica piazza.

(*)personaggio di fantasia

continua……

i capitoli precedenti li trovate sulla pagina dedicata di questo sito “il duello”

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Il Romanzo “IL DUELLO” si può leggere sulla pagina dedicata di questo sito.

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BUON NATALE!

Noja e Parigi ai tempi dei Lumi e degli Illuministi

IL TITOLO DI QUESTO ARTICOLO NON DESTI ILARITÀ O STUPORE, CON QUESTO ARTICOLO ANDRÒ A DESCRIVERE QUELLO CHE ACCADEVA A PARIGI NEGLI ANNI 30 DEL 1700 CON PROTAGONISTA UN NOJANO, IL DUCA GIOVANNI CARAFA, LA STORIA È TRATTA DAL LIBRO “CARAFA DI NOJA tre storie di Famiglia” di CHIARA DE NATALE MAURRI.

Giovanni Carafa Duca di Noja si era recato a Parigi per tenere le sue lezioni alla Università Sorbona, incuriosito dal sapere , in pieno periodo illuminista iniziò a frequentare i salotti bene della Città, conobbe in uno di questi salotti un famoso pittore, tal Philippe Bordieu.

I due divennero subito amici ed iniziarono a frequentarsi, fu così che il Duca di Noja ebbe la possibilità di conoscere ed entrare nelle grazie di personaggi famosi per i tempi e che alcuni di loro lo saranno per sempre quali, Galiani, Diderot, D’Albert e Rousseaus.

Si, avete letto bene, Jean Jacques Rousseaus, il filosofo illuminista sui generis, divenne molto amico del Duca di Noja e dello stesso si fidava fino a confidargli i segreti più intimi, i due si conobbero nel salotto di Madame du Roy, la quale ogni giovedì era solita ospitare tutte le personalità a casa sua dove si intrattenevano e si svariava dal pensiero filosofico alla musica da camera finanche al pettegolezzo spiccio.

Dicevamo di Rousseaus e della profonda amicizia con Giovanni Carafa, i due si confrontavano su argomenti molto profondi e di elevato spessore, del resto il “nostro” Duca era uno dei personaggi più in vista in tutto il regno di Napoli per il suo sapere e le sue conoscenze in ambito filosofico, fisico (insegnava questa materia alla Sorbona) e archeologico, ma quello che portò Rosseus ad aprirsi “nell’intimo” con il Carafa, fù una storia molto più frivola e legata ad un ritratto fatta dal pittore Bordieu alla primogenita di Rousseaus. non posso dirvi altro se non instillare in voi la curiosità ed invitarvi ad approfondire la vita e le opere di un grande Nojano del passato amato e rispettato ovunque…..molto meno a Noja.

Del rapporto tra il Duca Giovanni Carafa e Voltaire vi parlerò prossimamente.

Mimmo Pignataro