capitolo IX
La sorpresa (cattiva)
Quando ormai sembrava tutto pronto e il duello prossimo a tenersi, il Nobile Napoletano che aveva a più riprese detto di godere di conoscenze e benevolenze da parte di molti signori regnanti, chiese in anticipo una grossa cifra di denaro con il fine di preparare il luogo del duello.
Fu così che gli attendenti dei “nostri” futuri duellanti, versarono rispettivamente la metà del denaro richiesto al Nobile, il quale ricevuta la somma si congedò partendo verso il presunto luogo del duello, lasciando a garanzia i suoi bagagli.
Passavano i giorni, scorrevano le settimane ma dal Nobile non giungevano notizie sia sul luogo del duello e men che meno sulla data, Don Francesco Carafa e Don Giulio Acquaviva erano impazienti e diventavano sempre più difficili da controllare, iniziarono a dubitare della fedeltà dei loro attendenti, colpevoli questi ultimi di non essere in grado di organizzare il duello.
Fu per queste ragioni che nacque una tregua tra gli attendenti, i quali vollero creare un fronte comune con lo scopo di trovare e raggiungere il Nobile e finalmente far svolgere il duello.
Ormai era Autunno inoltrato, le giornate cominciavano ad accorciarsi, così decisero di partire all’alba del 21 ottobre del 1671 alla volta di Pescara, città nella quale fu visto per l’ultima volta, il viaggio non fu per niente piacevole, sia per le condizioni climatiche che per l’agguato di cui furono vittima in località “Monterotondo” subito fuori l’abitato di Andria in direzione nord.
Furono assaliti da 10 uomini che sembrasse li stessero aspettando, sapevano del loro passaggio e che stavano cercando quello che ritenevano un Nobile, grande fu la sorpresa dei due attendenti quando riconobbero a capo di quei banditi proprio chi stavano cercando e che credevano fosse a Pescara.
Non credevano ai propri occhi, erano vittime di chi avevano pagato, di colui che ritenevano un Nobile ma che in realtà era un impostore ladruncolo, fu lui stesso a svelare l’arcano, si presentò con il suo vero nome….Peppino Settevalli (*), conosciuto molto bene negli ambienti criminali ed ancor più nelle patrie galere di molti stati.
Il Settevalli, una volta svelata la sua vera identità, non esitò a derubare i due attendenti dei loro denari e dei cavalli, minacciandoli di non dargli la caccia perché alla prossima occasione non gli avrebbe risparmiato la vita.
Increduli i due si misero in marcia verso la via del ritorno con addosso l’onta del disonore ed il peso di dover dire ai loro signori di essere stati vittime del raggiro e del furto, ma si sa che le ciambelle non riescono tutte con il buco e per sfortuna del bandito Settevalli, la regola valeva anche ai tempi, infatti, sulla via del ritorno affamati e stanchi i due attendenti incrociarono due uomini a cavallo ed il caso volle che uno dei due era Don Riccardo Carafa di Andria, cugino di Don Francesco di Noja e signore di Andria, Ruvo e Corato il quale dopo averli soccorsi e aver ascoltato i fatti, chiamò le su guardie e si mise sulle tracce dei banditi che sorprese nei pressi di Castel del monte.
La banda del Settevalli aveva li il suo quartiere generale, la fitta vegetazione e le insenature naturali del territorio consentivano di diventare quasi invisibili oltre a garantire una ottima misura di difesa.
Fu uno scontro cruento nel quale ebbero la meglio gli uomini del Duca di Andria, il Settevalli fu catturato è divenuto prigioniero costretto a restituire il maltolto prima di essere, tradotto a Napoli e rinchiuso nelle “segrete” di Castel Capuano in attesa del processo che lo condannò alla pena capitale che fu eseguita in pubblica piazza.
(*)personaggio di fantasia
continua……
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