I numeri del diabete fanno paura: 371 milioni di persone affette da diabete nel 2012, con una crescita del 91% negli ultimi 10 anni, tanto che si arriva a parlare di una vera e propria pandemia.
Ma se la cura tarda ad arrivare, a costo di sembrare ripetitivi, la migliore resta sempre la prevenzione. E questa, oltre ad avvalersi di uno stile di vita corretto, pare passi anche dall’igiene orale. Sì, per quanto possa sembrare strano, è proprio quanto discusso dagli esperti riuniti a Milano per un Simposio Internazionale organizzato da Sunstar Foundation e dal Joslin Diabetes Center, la più importante organizzazione mondiale che si occupa di clinica e ricerca nell’ambito del diabete.
Oggi, il legame che sussiste tra il diabete e la parodontite è ben noto. Sono numerosi gli studi che hanno suggerito come la parodontite sia collegata a un peggioramento del controllo glicemico negli individui affetti da diabete. Oltre a ciò, il disturbo che interessa il cavo orale è associato a un maggior rischio di complicanze diabetiche, tra cui le malattie coronariche e cardiache, renali e, infine, a un’aumentata mortalità.
La correlazione è sostanzialmente dovuta al processo infiammatorio tipico della malattia parodontale che, anche se si manifesta a livello locale, ha delle ricadute a livello sistemico, andando a peggiorare l’insulino-resistenza e aprendo le porte anche al diabete.
Il legame malattia parodontale e diabete, poi, è ambivalente, ossia la malattia parodontale può influire sul diabete e chi soffre già di diabete può sviluppare la malattia parodontale.
La malattia che intacca la salute delle gengive, si sa, nei casi più gravi arriva a causare la perdita dei denti, con serie conseguenze sulla capacità di alimentarsi e sulla qualità della vita e della salute generale.
Una volta compresi i meccanismi a doppio senso che legano diabete e malattia paradontale, risulta perciò di assoluta importanza sviluppare strategie di screening al fine di trattare i pazienti da diverse prospettive, per poter agire in senso preventivo e sinergico su entrambi i fronti.
Dato che la parodontite in pazienti con diabete non controllato può portare a complicanze, è necessario che dentisti e igienisti dentali siano coinvolti nel trattamento dei pazienti diabetici insieme a diabetologi, nutrizionisti e medici di base. In questo contesto, gli specialisti del settore dentale non devono limitarsi alla cura delle malattie parodontali, ma devono anche informare i pazienti sull’importanza dell’alimentazione, della riduzione del peso corporeo e dell’attività fisica: tutti fattori-chiave in un buon controllo glicemico. Un’alimentazione a basso indice glicemico (IG) e ricca di antiossidanti, per esempio, migliora direttamente sia l’insulino-resistenza che le malattie parodontali perché agisce in senso antiinfiammatorio: non dimentichiamo che, di fatto, la parodontite è un’infiammazione che si manifesta a livello gengivale ma che può estendersi ad altri organi.
I dentisti e igienisti dentali possono arrivare persino a rivestire un ruolo specifico nell’identificare i pazienti a rischio di diabete: è in pubblicazione uno studio condotto da Robert J. Genco, Emerito Professore di Biologia Orale e Microbiologia della State University of New York di Buffalo, su 1021 pazienti in cui la salute orale è stata monitorata insieme ad un controllo dei livelli glicemici. Di questi, il 40% era affetto da malattia parodontale, ma la cosa sorprendente è che nel 12% dei casi i pazienti monitorati non sapevano di avere il diabete o di essere in uno stadio pre-diabetico. E, come ha sottolineato Maurizio Tonetti, Direttore esecutivo di European Research Group on Periodontology (ERGOPerio): «Diabete e malattia parodontale condividono molti fattori di rischio predisponenti: l’età, l’obesità, l’isulinoresistenza, l’infiammazione, ma i cosiddetti pazienti “middle aged”, in cui si può ancora fare con efficacia un’attività di prevenzione di queste patologie, non vanno spesso dal medico, mentre si recano regolarmente dal dentista!».
Un nuovo approccio interdisciplinare, dunque, per creare nuove opportunità di diagnosi precoce e prevenzione primaria.
fonte: la Stampa Salute
